Program Notes
In Kaos, Paola Prestini draws inspiration from Luigi Pirandello’s Sicilian tales—as immortalized by the Taviani brothers’ cinematic masterpiece—to craft a 15-minute orchestral triptych for the orchestras of Milan and Torino. Moving through three distinct movements—The Jar, Moon Sickness, and Requiem—the work captures the "internal geography" of a Sicily caught between ancient folklore and the burgeoning social unrest of the early 20th century. Prestini utilizes her hallmark blend of "folk-infused modernism," where staccato, rhythmic textures evoke the absurd physical comedy of a man trapped in clay, while shimmering, ethereal string writing maps the psychological terror of lunar transformation. By weaving long-spun, chant-like melodies through dense orchestral tapestries, the music gives a visceral voice to the "otherness" and isolation inherent in the human condition.
The work transcends its specific geographical roots to serve as a metaphor for global cycles of inequality and the struggle for dignity. In the final movement, Requiem, Prestini’s style shifts toward a more monumental, liturgical weight, pitting communal, brass-led melodies against the rigid, dissonant structures of authority. This premiere under the artistic vision of Speranza Scappucci highlights the composer’s commitment to "humanistic music," using the symphonic force of the MITO SettembreMusica festival to bridge the gap between personal narrative and political landscape. Through Kaos, the orchestral stage becomes a space where the tactile grit of the landscape and the delicate vulnerability of the spirit coexist, echoing the timeless, cyclical nature of the social and spiritual struggle.
Note di sala
In Kaos, Paola Prestini trae ispirazione dalle novelle siciliane di Luigi Pirandello — immortalate dal capolavoro cinematografico dei fratelli Taviani — per dare vita a un trittico orchestrale di 15 minuti destinato alle orchestre di Milano e Torino. Commissionata per MITO SettembreMusica sotto la direzione artistica di Speranza Scappucci, l'opera attraversa tre movimenti distinti: La giara, Mal di luna e Requiem. Prestini utilizza il suo caratteristico "modernismo d'ispirazione folk" per mappare la geografia interiore di una Sicilia sospesa tra antiche superstizioni e i fermenti sociali del primo Novecento. Dalle frizioni ritmiche e staccate de La giara alle trame eteree dei tasti e degli archi che riflettono il terrore psicologico di Mal di luna, la partitura dà voce viscerale all' "alterità" e all'isolamento intrinseci alla condizione umana.
L'opera trascende le proprie radici geografiche per farsi metafora dei cicli globali di disuguaglianza e della lotta per la dignità. Nel movimento finale, Requiem, lo stile di Prestini vira verso una gravità monumentale, contrapponendo melodie corali e simili a canti popolari alle strutture rigide e dissonanti dell'autorità. Questa prima assoluta sottolinea l'impegno della compositrice verso un linguaggio musicale umanistico, capace di utilizzare la forza sinfonica del festival per colmare la distanza tra narrazione personale e paesaggio politico. Attraverso Kaos, il palcoscenico orchestrale diviene uno spazio in cui l'aspra matericità del paesaggio e la delicata vulnerabilità dello spirito coesistono, riecheggiando la natura senza tempo e ciclica del conflitto sociale e spirituale.
